Il limite delle parole

In una conversazione o in un dialogo ci si sente insoddisfatti: si vuole esprimere un concetto o uno stato d’animo ma il vocabolario a disposizione o la grandezza del sentire non trovano posto nel termine giusto, quasi che questi sia troppo “piccolo” per esprimere ciò che veramente si prova in quel momento.

Ci si trova così a confrontarsi con due grandi problemi dell’espressione verbale: da una parte il fatto che le parole siano “finite” e descrivano il vecchio precludendo l’espressione del nuovo; dall’altra il limite che la parola genera e agisce sul piano mentale formando discorsi di senso compiuto, così da creare un accesso a un sentire profondo col rischio di restare limitato alla comunicazione.

Avviene un cambio radicale quando c’è vera partecipazione in quello che si sta dicendo, poiché il corpo partecipa attivamente, tutti i piani (fisico, emotivo e mentale) collaborano consapevolmente. Questa è comunicazione coerente: credere ed essere quello che si sta comunicando perché è la necessità di quel momento. L’invito è stare presenti in quello che dici: fermati, respira e riascolta la tua ultima frase o addirittura il tuo intero discorso, medita su cosa hai detto e perché. Quanti bisogni di affermazioni della personalità c’erano nel senso di ciò che hai appena pronunciato? Non dimenticare mai che il corpo partecipa alla comunicazione mentre parli nonostante si pensi di essere neutri e imperscrutabili. Non dimenticare che solo una piccola percentuale di persone conosce il vero significato dei termini che usa abitualmente, la maggior parte di noi non esprime ciò che veramente vorrebbe dire.

Prova ad essere essenziale a utilizzare solo termini che conosci bene e ad impararne altri. Stai nella presenza mentre parli, chiediti di tanto in tanto se quello che hai detto ti appartiene davvero.

Cominciamo...

Qual è la tua storia?

Pensa all’ultima giornata in cui un ricordo lontano è riaffiorato nella tua mente: qual è stata l’emozione che ne è seguita subito dopo? Ti ricordi il risentito nel corpo? I ricordi possono essere di due tipi: il primo appartiene alla storia personale, dalla nascita fino a al momento attuale, i secondi derivano dalla storia genealogica, ovvero hanno a che fare con i vissuti dei parenti e degli avi che ti hanno preceduto. I ricordi personali vengono immagazzinati nei neuroni mentre i ricordi genealogici sono insiti nelle cellule di tutto il corpo. Il mezzo che ha permesso alle memorie di essere immagazzinate nelle cellule è l’acqua elemento estremamente ricettivo, già nel passato si aveva avuto questa intuizioni ma oggi grazie agli studi di Masaru Emoto questo è stato dimostrato scientificamente infatti l’acqua modifica la sua struttura a seconda dell’emozione a cui viene esposta. Il corpo della mamma proprio perché formato dall’80 % di acqua è primo portatore di memorie che nel periodo della gestazione ti sono state trasmesse, nel periodo prenatale si è immersi in un liquido che garantisce il comfort necessario per poter sviluppare il nostro corpo senza interferenze con il mondo esterno ma non dal mondo dei ricordi famigliari.Tutto quello che oggi viene ricondotto dagli scienziati alla genetica potrebbe avere a che fare con questo: Bruce Lipton nel suo libro “Biologia delle Credenze” tratta in maniera esaustiva l’argomento, ma ora è interessante andare al perché e che tu ti metta in contatto con tutte le tue memorie. Esse affiorano in un momento di stress, ovvero quando il tuo ego non ha abbastanza energia per tenere tutto sotto controllo. Perché riaffiorano? Nella nostra vita tendiamo ad “agire” dinamiche non risolte della storia famigliare, un lutto non elaborato oppure desideri mai concretizzati, è inevitabile che succeda a tutti, nessuno escluso. Esistono vari livelli di ripercussione legate anche al Karma ma ciò che è importante è che tu ti fermi ad ascoltare il tuo respiro, ad osservare l’ultimo pensiero che hai fatto perché tu possa comprendere cosa scatena e non cosa lo ha scatenato questo ricordo. Che temperatura hanno i tuoi piedi? Come sei seduto sulla sedia? Ascolta gli altri ricordi che emergono? E se arrivano osserva come cambia la configurazione energetica del tuo corpo? L’osservazione è l’unico mezzo che hai per comprendere e trasformare le emozioni che si sprigionano dall’affiorare dei ricordi, rimani con il sentito: lo so è sgradevole stare con il dolore, la rabbia, il disgusto ma esse valgono quanto la gioia, la pace, la sicurezza. Man mano che stai con quello che arriva esso viene elaborato e diviene chiaro il significato che ha per la tua crescita personale. Ascoltati, entra in te stessa e grazie alla presenza accederai la luce nella tua profondità.

Masaru Emoto link: https://www.youtube.com/watch?v=OnMxHRm8qIg

Come prendi le tue decisioni?

Spesso ci si dimentica di se stessi. L’essere umano è portato a muoversi in branco e si illude di poter esercitare il proprio libero arbitrio in tutte le situazioni, ma così non è. Prova a ripercorrere a ritroso il tratto di giornata che è appena trascorso e osserva quali decisioni hai preso veramente tu. L’esistenza di un individuo viene scandita da scelte e azioni, sia esse agite che subite: se adesso ti chiedessero ti ricordi il preciso istante in cui ti mettevi le mutande stamattina? Oppure, che gusto aveva la brioche che hai mangiato al bar? E ancora, cosa dicevano le persone intorno a te in qul momento? Queste sono le decisioni apparentemente banali ma poi ti accorgi leggendo che dalle “banali” passi alle importanti con estrema facilità: vivi i tuoi figli spesso in maniera scontata rispondendo sì o no alle loro domande e ci metti del tempo per capire che qualcosa nel suo comportamento si è alterato. Nel campo professionale riproduci in automatico i tuoi movimenti, le frasi, le decisioni; eppure proprio nel lavoro di tutti i giorni hai una grande occasione di crescere e far crescere ma tutto può avvenire nella solo presenza. Ti piace il tuo lavoro? Perché lo fai? Ti sei mai chiesto o chiesta come il tuo impegno nel mondo materiale possa cambiare la tua vita e quella degli altri?

Mentre leggi queste righe penserai: ma io lo so cosa faccio ne sono consapevole, decido anche con cognizione di causa. Eppure essere presenti non porta ad ammettere così velocemente di avere un atteggiamento piuttosto che un altro ma porta a stare in silenzio, ad ascoltare cosa queste frasi suscitino in te e quali parti del corpo si fanno sentire nell’immediato. Le azioni generano emozioni che attivano prima di tutto il corpo e solo successivamente la mente, ricorda l’ultima volta che hai provato gioia che sensazioni percepivi nel corpo e poi ricorda un’emozione più pesante come la rabbia, quale era il sentito?

Ti invito ad ascoltare le conseguenze o gli attimi che precedono una decisione, qualunque essa sia, respira porta attenzione all’interno di te a volte basta riconnettersi al solo fatto che i tuoi piedi sono nelle scarpe e che a loro volta toccano il suolo.

La via è una sola l'importante è trovarla

Amo pensare che dietro ad ogni gesto, azione o accadimento ci sia qualcosa di più che dei miseri risvolti e conseguenze delle dinamiche di tutti i giorni. La realtà in cui l'uomo esiste e trascorre la sua vita sembra fatta apposta per creare situazioni proposte per l'evoluzione dell'individuo: malattie, incidenti, perdite o più semplicemente blocchi, ostacoli e problemi, rappresentano sfide, che se colte danno la grande possibilità di evolvere. Comprendere il profondo significato della vita è il premio di coloro che sono nella presenza e che, proprio grazie a questo stato, si possono porre le domande chiave per procedere. Le risposte date dagli altri generano spesso confusione ma, soprattutto, allontano dalla via. Piano piano ci si distacca dal proprio sentire: tu sei il protagonista del tuo mondo e le persone che ti circondano non fanno altro che ricordarti chi sei. Attraverso i loro comportamenti, ti fanno vedere parti di te e tu le percepisci in maniera tale che dentro di te possa scattare l'attitudine a domandarsi il perché stia succedendo. Lo so non è semplice: l'essere umano si è illuso che seguendo la grande corrente sia tutto più semplice e meno faticoso così, invece di affidarsi a se stesso, si affida agli altri e quando questo succede ci si priva del potere su di sé; come in un film dove il protagonista perde fascino e importanza cominciando così il suo declino fino ad arrivare ad essere mera comparsa di se stesso. Tu come tutti gli altri stai seguendo la tua via e ce n'è una soltanto, sta a te decidere se lo vuoi fare consapevolmente oppure da comparsa, se tu voglia vivere ogni istante ed arricchirti di esso o essere continuamente in balia degli eventi essendo così propenso a subire tutte le emozioni che ne derivano.

Presenza, questa sconosciuta

Oggi stavamo rientrando da una trasferta di lavoro: macchina, autostrada, molto traffico e caldo. Una auto mi punta da dietro, un suv molto grosso non molto lineare nella sua andatura, gli lascio strada; mentre ci sorpassa do una rapida occhiata e mi accorgo che il guidatore è in video chiamata. In quel momento mi partono una serie di pensieri: guidare, telefonare, imprevisti, velocità e molte incognite ovvero gli altri guidatori; tutti questi elementi possono generare un mix esplosivo, non a caso le percentuale di incidenti aumentano proporzionalmente alla densità del traffico. Ma andando oltre alle probabilità che succedesse qualcosa di catastrofico mi sono chiesto come tali atteggiamenti potessero valere tanto quanto una persona che invece di lavorare si perde a guardare Facebook sullo smarthphone in ufficio. Hanno una causa comune: la presenza; essere consapevoli di quello che si fa è importante, non solo per il fine di un azione ma soprattutto per una questione di esperienza. L’unico modo che ha l’essere umano per evolvere è quello di concretare i pensieri, le intuizioni, il sentire e le emozioni che lo pervadono e che gli nascono dentro. Ho citato lo smarthphone perché è uno strumento capace di portarci in un’altra dimensione a volte illusoria, lo schermo ci attira dentro di esso e ne veniamo totalmente rapiti perdendo così in presenza. Già stare in presenza è difficilissimo di per se: provate voi a vestirvi stando nel momento, consapevoli dei vestiti che indossate senza che il pensiero delle lasagne della nonna vi distolga da quello che state facendo. Ogni vita è un viaggio e ogni viaggio è caratterizzato dal tempo: esso scorre e ogni secondo abbiamo l’opportunità di ascoltare, di pensare e di fare quindi cosa aspettante?

Azione, ciak ... si gira!

L'evoluzione umana si basa apparentemente su molti elementi: le ispirazioni, le idee, le condizioni, le persone, le azioni .... L'ultima penso sia la più importante, siamo prima di tutto in uno stato materiale: solo trasformando questa configurazione siamo in grado di mutare la realtà in cui viviamo. Certo l'ascoltare le proprie ispirazioni, trasformarle in idee che possono essere espresse verbalmente alle persone è di primaria importanza; ma se il processo non prosegue e non si materializza si può dire che non ci è mossi di un millimetro. Da qui l'illusione in tutte quelle situazioni di aver fatto tanto senza aver ottenuto nulla. Ok ma come si fa ad agire? le cause per non farlo sono molteplici: il pensare che non serva a nulla, il risultato che non premierebbe la difficoltà affrontata, il timore di non riuscire e la paura di avere successo. La paura è la causa predominante, l'azione prevede un cambiamento di vibrazione nella materia quindi sia nel successo che nella sconfitta qualcosa muta dentro e fuori di noi. La paura è un elemento fondamentale ci sprona a fare qualcosa, ma cosa? una risposta comune sarebbe: a preservare la vita. Purtroppo questo sembra stato preso alla lettera soprattutto in questo momento: ovvero la massa vuole mantenere la sua condizione così com'è. La merda puzza ma è calda recitava un vecchio adagio. Siamo di fronte ad una chiamata forte di azione ed è necessario che ci accorgiamo che gli unici colpevoli siamo noi, perché noi siamo chiamati a fare qualcosa. Basta cercare colpe al di fuori di noi se non ci va bene qualcosa agiamo di conseguenza. La crisi che stiamo vivendo ha una finalità molto profonda e molto semplice: realizzare che prima di tutto è necessario che l'individuo prenda le sue decisioni e agisca per se stesso perché sente che farlo è la cosa giusta. Solo in un secondo momento grazie a questo intento di azione individuale si formerà un gruppo che agirà per l'evoluzione comune dove il leader non imporrà delle scelte ma sosterrà le scelte e il flusso del gruppo. La terra è casa nostra ma in verità siamo di passaggio e ogni persona fa esperienza e cresce grazie all'interazione con gli altri. Se senti che dentro di te una situazione ti sta nuocendo, se intuisci che si può fare di più e andare oltre verso la tua personale evoluzione fallo non aspettare. Superman è stato dotato di super poteri per agire in fretta e in maniera decisa perché cosìcché dopo il suo intervento tutto fosse compiuto. Ma chi te la detto che anche tu non possiedi dei poteri che ti permettono di creare la tua personale realtà dove far trionfare la tua idea di giustizia? Usa la paura per trovare e risvegliare il tuo potere.

E un anno passò

L'anno scorso pubblicavo il primo articolo del Blog. Si parlava di locomotive e forse di viaggi, adesso non ricordo, ma una sensazione mi torna in mente: l'eccitazione mista a timore che il mio progetto non avesse successo, oggi guardo a quei giorni con tenerezza e con fierezza. Sono soddisfatto, il progetto era partito per voler comunicare note di "viaggio di vita" liberamente ispirate dalle pratiche e dagli studi della mia professione. Avevo ed ho tutt'ora un fuoco interiore che alimenta la voglia di toccare la curiosità e gli animi dei lettori volendo dare loro una rinnovata modalità di vedere il mondo intorno. Mi ero prefissato di pubblicare un articolo ogni 5 giorni seguendo il cambiamento di vibrazione e così oggi come allora vi scrivo di come sia necessario avere un fuoco interiore che alimenti la nostra personale caldaia per generare quella energia motrice necessaria per realizzarci nella materia. Nelle prime locomotive il macchinista continuava ad alimentare il fuoco con il carbone: doveva essere disciplinato e avere forza, non solo fisica. La metafora del viaggio è anche questa: se sono disposto a mettere in gioco tutte le mie forze e se il mio carattere disciplinato me lo permette posso arrivare "là dove nessuno è mai stato prima", come diceva la sigla di Star Trek. La curiosità e la voglia di ampliare i confini del conosciuto personale ci hanno alimentati per generazioni  e lo continueranno a fare. Ardi fuoco interiore fornisci energia a noi piccoli-grandi esseri che camminiamo su questa terra! 

Prendere la vita con leggerezza

Spesso si è tutti concentrati nel perseguire un obbiettivo che tutto il resto perde di importanza. Per il primo periodo di tempo è tutto a posto anzi un senso di liberazione alberga dentro di noi: ci troviamo a vivere una vita rinnovata piena di stimoli e l'obbiettivo è lì davanti, non ci può sfuggire. C'è un tempo per tutto, poi la vibrazione cambia e può succedere che la dinamica che stiamo vivendo si trasformi: il progetto prosegue rallentando oppure dopo un primo facile successo ci si ritrova a correre dietro ad un altro. A questo punto la vita ci richiama indietro, piccoli segnali ci invitano a riconsiderare la situazione: il nostro slancio ha perso di energia e potenza e ci troviamo in un limbo dove è possibile scegliere solo tra due cose o desistere o continuare con la sicurezza che in fondo, chissà potrebbe anche andar male. Ma perché succede questo? Le risposte sono molteplici a seconda della dinamica, dell'obbiettivo o del nostro cammino di vita, una però le racchiude tutte: l'aver dato troppa importanza ad un'opportunità al punto di perdere l'equilibrio interiore. L'essere troppo concentrati porta l'individuo a "sporgersi" così da rischiare di cadere. Quando ti senti così pensa a cosa fa il funambolo o l'equilibrista essi procedono e stanno con con una tale leggerezza che tutto è facile, quasi scontato. Nella vita di ognuno di noi  tutto è importante e niente è importante davvero; chiediti piuttosto: in verità cosa mi fa stare bene? In base alla risposta saprai qual'è la tua "leggerezza". 

E sia fatta giustizia....

In questo periodo il nostro modo di interpretare o solo di pensare alla giustizia viene messo continuamente in discussione. Dalle guerre ai disastri ambientali, o dalle violenze di massa agli attentati terroristici o ai soprusi statali quali l'imposizione di determinate regole e leggi da parte dei governi che in alcuni stati occidentali non sono stati eletti ma imposti. Queste azioni vengono subite condannate pesantemente dai media, tuttavia con il passare del tempo altre notizie offuscano le precedenti e la gente, a meno di una ricerca attenta su canali alternativi non sa se i colpevoli siano stati presi e condannati. Al cinema intanto sempre più film sono dedicati a giustizieri vecchi e nuovi che agiscono in situazioni fantasiose: dove appunto i protagonisti riescono a vincere perché dotati di "superpoteri". Proprio queste storie ci potrebbero dare un'indicazione di come la gente interpreta la giustizia. Ma fare giustizia cosa significa? e prima ancora cosa è la giustizia? Esistono due tipi di giustizie: quella più conosciuta, la giustizia istituzionalizzata, detta "uguale per tutti" fatta di leggi che ogni individuo dovrebbe rispettare. Poi c'è la giustizia che sembra dissolversi: quella personale; ovvero io vivo una realtà e questa è diversa da qualsiasi altra, perché io ho esigenze, gusti e trascorsi totalmente personali e come persona sono sensibile alle ingiustizie che vengono fatte a altri. "Non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te", nel leggere questa frase quali sensazioni scatena dentro di te? Ognuno di noi dovrebbe avere una propria idea di giustizia e sostenerla; sentirla e manifestarla infatti da la possibilità di rimanere attenti alla salvaguardia dei diritti dell'essere umano. Se pensi di essere un giustiziere parti dalle piccole cose: redarguire il passante che butta dei rifiuti per strada, ammonire la persona giovane che non cede il posto a quella più anziana, ecc. Sono azioni che se fatte in maniera sentita vanno a buon fine se invece ti senti forzato nel farle fatti una domanda del tipo. perché mi fa così arrabbiare? Le risposte ti diranno qualcosa di te magari non ti piaceranno ma di sicuro ti faranno crescere.